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I lacertidi delle isole italiane

Lacertidae


I Lacertidi delle isole italiane


Già prima di iniziare i nostri studi sui vertebrati delle isole campane, il popolamento insulare dei Lacertidi ci aveva sempre affascinati così, quando le ricerche sul campo presero effettivamente il via, decidemmo subito di dedicarci, in qualche modo, alle popolazioni di lucertola campestre attratti anche, come eravamo e lo siamo ancora, dalla possibilità di vedere da vicino le forme azzurre che popolano alcuni degli isolotti e, inevitabilmente, la scelta del simbolo del sito isoledellacampania è caduta sulla sagoma di una lucertola.
A pochi mesi di vita del sito, abbiamo pure deciso di creare questa sezione dedicata ai Lacertidi delle isole italiane in cui si cercherà di elencare, in base ai dati disponibili, le presenze di questi rettili su isole e scogli ricadenti nel territorio politico italiano sforzandoci di creare, parallelamente, anche un archivio fotografico.
Saremo lieti di arricchire questa sezione, con informazioni e immagini, anche grazie all’aiuto di chi navigherà nel nostro sito.
 I Lacertidi sono una famiglia di rettili ad ampia distribuzione a cui appartengono le lucertole propriamente dette anche se, nel linguaggio comune, si suole indicare col termine di “lucertola” anche rappresentanti di altre famiglie.
Numerosi sono i fattori che rendono interessante lo studio delle popolazioni di questi animali presenti sulle isole poiché, spesso, hanno seguito una storia differente rispetto ai “cugini” presenti sul continente.
 Uno degli adattamenti più conosciuti, riscontrabile nei Lacertidi che popolano isole molto piccole, è quello noto come
allocromatismo il quale, come suggerisce il nome, comporta la presenza di colorazioni diverse dal normale e nel caso in questione, in particolare, sulle regioni ventrali, normalmente biancastre, possono manifestarsi colorazioni che vanno dall’azzurro al blu fino al nero.
Il significato dell’allocromatismo è ancora controverso e tra le varie interpretazioni formulate figurano:
mimetismo (Eimer, 1874), protezione dai raggi ultravioletti (Bedriaga, 1874; Eimer, 1874; Kammerer, 1926; Kramer, 1949) i quali, su isolotti e scogli, possono risultare particolarmente persistenti, conseguenza della dieta vegetariana, talora predominante in ambienti insulari (Eisenraut, 1950) la quale, essendo povera di grassi favorirebbe, tra le cellule della pelle, l’aumento di melanofori (responsabili appunto di queste colorazioni scure) in luogo dei lipofori, termoregolazione (Mertens, 1963; Lanza, 1979; Tosini et al., 1991) poiché un inscurimento della livrea di queste lucertole, aumenterebbe la capacità di trattenere il calore, adattamento senz’altro utile per animali cosiddetti “a sangue freddo” che si trovano per di più a vivere in contesti poveri di cibo. 



Lucertola campestre, isola di Zannone
(Foto Riccardo Maria Cipolla)

Lucertola campestre, Faraglione di Fuori
(Foto Luigi Esposito)

Lucertola campestre, isolotto di Punta Licosa
(Foto Armando Nappi)

Lucertola campestre, isolotto di Santo Ianni
(Foto Armando Nappi)


Il caso più noto di lucertole microinsulari allocromatiche è quello della popolazione di “lucertole blu” dei Faraglioni di Capri ma anche su altri isolotti (es. Zannone, Vetara, Licosa, Santo Ianni) è possibile riscontrare popolazioni dalle colorazioni più cariche così come in zone continentali. I fenomeni, parziali o totali, dell’albinismo (colorazioni bianche), dell’isabellismo (colorazioni giallastre) e del melanismo (colorazioni più scure) compaiono, occasionalmente, in diversi rappresentanti del regno animale, rettili e lucertole inclusi ma recentemente, proprio a proposito di lucertole, sono stati scoperti, in Campania, alcuni casi particolarmente interessanti. Fulgione et al. (2004) e Guglielmi (2005-06) hanno infatti segnalato a Roscigno, in provincia di Salerno, una popolazione in cui risultano frequenti individui con un abito allocromatico normalmente riscontrabile su piccole isole e successivamente, Capula et al. (2008) hanno riportato casi analoghi, sempre dallo stesso territorio provinciale (Capaccio, Marina di Camerota, Paestum, Palinuro, Punta Licosa, Sapri). 



Lucertola campestre, Capaccio (SA)
(Foto Armando Nappi)

Lucertola campestre, Marina di Camerota (SA)
(Foto Armando Nappi)

Lucertola campestre, Sapri (SA)
(Foto Riccardo Maria Cipolla)

Lucertola campestre, Palinuro (SA)
(Foto Riccardo Maria Cipolla)

Lucertola campestre, Punta Licosa (SA)
(Foto Armando Nappi)

Lucertola campestre, Roscigno (SA)
(Foto Riccardo Maria Cipolla)


Come già accennato, la dieta delle lucertole che popolano le piccole isole può comprendere una buona parte di vegetali a causa di una minore densità di predatori che favorisce, per contro, un aumento di densità di lucertole con conseguente competizione intraspecifica a cui si aggiunge la scarsità di prede, insetti e altri invertebrati, che normalmente costituiscono i loro pasti principali. A tal riguardo, sono disponibili numerosi lavori che dimostrano come, nello spettro trofico di alcune popolazioni insulari di Lacertidi, la componente vegetale assume un’importanza maggiore rispetto a quanto osservato sul continente ma, un’indagine condotta su di un’isola croata, ha rivelato sorprendenti adattamenti morfologici in funzione di questo tipo di dieta. Nel 1971, un gruppo di ricercatori introdusse, a scopo sperimentale, cinque coppie di Podarcis sicula dall’isola di Pod Kopište (estensione 0,09 kmq) all’isola di Pod Mrcaru (estensione 0,03 kmq) dove si sono poi riprodotte costituendo una popolazione tutt’ora vitale. Successive indagini condotte su queste lucertole (Herrel et al., 2008) hanno rivelato che nella loro alimentazione i vegetali sono presenti con una percentuale consistente, quasi la metà sul totale, mentre risultano quasi assenti nella dieta delle lucertole di Pod Kopište ma i risultati non si sono fermati qui… È stato infatti messo in luce come, in poco più di 30 anni, questi animali non solo hanno evoluto un capo più robusto, e di conseguenza mascelle più potenti che favoriscono lo strappo e la masticazione di parti vegetali, ma il loro tratto digerente presenta la valvola cecale! Questa particolare struttura, rallenta il percorso del cibo durante il processo digestivo favorendo quei processi di fermentazione indispensabili per chi si nutre solo, o comunque in maniera cospicua, di vegetali i cui tessuti, rispetto a quelli animali, vengono assimilati con maggiore difficoltà. La valvola cecale è scarsamente rappresentata nei rettili, la possiedono infatti solo pochissime specie vegetariane e, in Podarcis sicula, risulta assente pertanto la sua scoperta, in questa piccola popolazione, è di rilievo.




Su alcune piccole isole, determinati fattori possono influenzare la dieta delle lucertole presenti spingendole ad un consumo di vegetali maggiore rispetto a quanto osservabile sul continente (da Carretero, 2004 modif.)




La minore densità di predatori ha pure determinato l’instaurarsi, in alcune lucertole microinsulari, di un’altra particolarità consistente nella mancanza di autotomia della coda in una determinata percentuale degli individui (Pérez-Mellado et al., 1997). L’autotomia, come dice il nome, è la nota capacità che presentano le lucertole di “tagliarsi da sole” la coda quando vengono attaccate, al distacco della coda segue, come altrettanto noto, il rigenerarsi della stessa. Tutto il processo si è evoluto come un adattamento antipredatorio ma li dove i predatori scarseggiano, si è andato in qualche caso riducendo però, quando l’arrivo dell’uomo sulle isole ha comportato lo sconvolgimento degli equilibri preesistenti con l’introduzione, tra le altre cose, di nuovi predatori dal continente, la fauna autoctona ne ha pagato le conseguenze. È probabile che per questo motivo la lucertola delle Baleari Podarcis lilfordi, in cui è riscontrabile in diversi individui la mancanza di autotomia della coda, sopravvive attualmente solo sugli isolotti circostanti Minorca mentre l’altra lucertola endemica della stesso complesso insulare, la lucertola delle Pituse Podarcis pityusensis, che in tutti gli individui analizzati presenta autotomia della coda, è diffusa anche sulle isole maggiori abitate dall’uomo (Pérez-Mellado et al., 1997).


Quando si considerano le lucertole che popolano le piccole isole, ambienti notoriamente di difficile colonizzazione per un vertebrato terrestre non volatore, diviene fondamentale monitorare lo stato delle popolazioni. Una qualunque popolazione animale o vegetale che, colonizzando un determinato distretto, assume una propria identità differenziandosi così dalle altre popolazioni, è meritevole della massima tutela, anche se non risulta essere una specie o sottospecie endemica.


In linea di principio, essendo sulle piccole isole la pressione predatoria minore rispetto al continente, la densità delle lucertole tende ad aumentare ma non mancano casi di estrema rarefazione oppure di estinzione.


Per quanto riguarda i due endemismi insulari italiani, la lucertola maltese Podarcis filfolensis, distribuita pure sulle Pelagie e la lucertola delle Eolie Podarcis raffonei, nel primo caso le densità di popolazione, studiate a Lampedusa e a Linosa (Scalera et al., 2004), risultano elevate pertanto la specie non corre alcun pericolo immediato ma, considerando il ristretto areale, risultano ugualmente importanti azioni di tutela, più preoccupante risulta invece lo stato della lucertola delle Eolie che risulta - con 200-400 individui sugli scogli Strombolicchio e Faraglione e 20-30 su La Canna - il Lacertide italiano a maggior rischio di estinzione a causa delle alterazioni ambientali, la competizione con la lucertola campestre Podarcis sicula e il ridotto flusso genico tra popolazioni (Capula, 2004; Capula & Lo Cascio, 2006).


Molto particolare risulta, inoltre, il caso dello psammodromo algerino Psammodromus algirus presente in Italia solo sull’Isolotto dei Conigli, di fronte Lampedusa e periodicamente collegato con la spiaggia di quest’isola tramite un istmo sabbioso. Tuttavia questa lucertola, che un tempo doveva stare pure su Lampedusa, resta relegata solo su questo piccolo scoglio ad essa vicino poiché, dopo le alterazioni ambientali operate sull’isola più grande, trova qui le condizioni più adatte per vivere, almeno quest sembra l’ipotesi più plausibile (cfr. Sindaco, 2006) e pertanto, essendo anche l’unica popolazione italiana di psammodromo algerino, necessita della massima tutela.


Talora, determinano l’estinzione fattori naturali e pertanto inarrestabili come il caso della popolazione di Podarcis sicula scoperta, a fine ‘800, sull’Isolotto di Lisca Nera (Eolie) (Giglioli, 1878) e oggi non più ritrovata (cfr. Corti et al., 2006) così come non esiste più lo stesso isolotto frammentato, dai processi erosivi, in piccoli scogli.


In Italia i Lacertidi sono diffusi su numerose isole, isolotti, scogli e faraglioni, un caso inusuale riguarda invece Lampedusa dove non sono presenti lucertole, ad eccezione di piccoli nuclei, recentemente insediatisi nella zona portuale, di Podarcis filfolensis e di Podarcis sicula (cfr. Corti et al., 2006).


 

BIBLIOGRAFIA

 


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Capula M. & Lo Cascio P., 2006. Lucertola delle Eolie/Aeolian wall lizard Podarcis raffonei (Mertens, 1952). In: Sindaco R., Doria G., Razzetti E. & Bernini F. (eds). Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia/Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica - Edizioni Polistampa, Firenze. Pp. 480-485.

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